Emorroidi: adesso il laser le cura in un…lampo

La missione è far sì che tutte le dilatazioni venose non s’infarciscano più di sangue. E si sgonfino. Ci riesce, con poche manovre mininvasive, una nuova procedura frutto della ricerca scientifica e dello sviluppo tecnologico.

Si può dire che è una iattura… democratica. Nel senso che il problema tocca oltre la metà della popolazione ultracinquantenne (e fino al 30 per cento delle donne in dolce attesa). Delle emorroidi, stiamo parlando. Di quelle “varici”, cioè, che coinvolgono la rete venosa disposta tutt’attorno al canale anale. L’asportazione delle quali non sempre è una passeggiata. Ma per renderla tale, le tecniche operatorie si sono affinate. E oggi sanno concretamente fornirci un aiuto. Sì, un vero e proprio… HeLP. Che è una sigla medichese e sta per Hemorrhoid LaserProcedure. In italiano, il nome è altisonante: «dearterializzazione emorroidaria transanale mediante laser». Che cosa significa?

emorroidiINTERVENTO SENZA BISTURI – «Si tratta di una soluzione che punta a eliminare le emorroidi di primo, secondo e terzo grado iniziale, mentre si preferisce ancora un intervento chirurgico tradizionale nelle emorroidi di terzo grado con prolasso mucoso voluminoso, e in quelle di quarto grado», spiega il dottor Marco Floriani, chirurgo vascolare del Policlinico di Milano, e responsabile dell’Angiologia, della Laserterapia e della Chirurgia flebologica presso Kiba Istituto Medico del capoluogo lombardo. Il laser, per capirsi, non asporta le emorroidi, ma le “prosciuga”, impedendo al torrente sanguigno di raggiungerle. Come? «Introduciamo nel retto una sonda ecografica, e poi una fibra laser, assai sottili. Con la prima, individuiamo le arteriole che riforniscono le emorroidi, dopodiché questi vasi sanguigni non vengono più legati con un punto bensì fotocoagulati grazie a un raggio mirato». L’estremità della fibra laser, infatti, a contatto con tali strutture sanguigne, provvede a occluderle con dei “lampi” di luce.

NESSUNA DEGENZA DOPO L’OPERAZIONE – La missione, insomma, è far sì che tutte le dilatazioni venose non s’infarciscano più di sangue. E si sgonfino. «La risoluzione parziale o totale dell’eventuale prolasso», aggiunge Floriani, «si ottiene grazie alla “retrazione” della mucosa rettale colpita dal calore». Domanda: la chiusura di tali arteriole comporta problemi circolatori? «No, perché i vasi in questione sono quelli che alimentano solo le emorroidi; retto e ano continuano a essere normalmente irrorati da altri vasi». Durata complessiva delle manovre: 20-30 minuti.Senza dolori e anestesia (neppure locale): tutt’al più, e in casi selezionati, l’anestesista può somministrare una lievissima sedazione che ha l’unico scopo di favorire il rilassamento del paziente. Degenza? Nessuna: si torna a casa sulle proprie gambe, autonomamente, dopo più o meno un’ora. Effetti collaterali? «Il dolore è assente; nel 30% dei casi il paziente potrebbe avvertire nelle 72 ore successive la sensazione di dover evacuare; oppure potrebbe evacuare per pochi giorni muco e tracce di sangue (accade nel 40% dei casi)». Risultati? «Risoluzione o significativo miglioramento nell’80-90% dei casi. Il che si realizza dalle tre alle sei settimane successive».